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Spoleto
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Chiesa di S. Pietro

 

Spoleto -pag.2

 

Il secolo successivo fu caratterizzato da due eventi nefasti: il trasferimento della sede papale ad Avignone, nel 1309, e la "peste nera", l'epidemia che nel 1348 sconvolse tutta l'Europa.Finalmente nel 1377 il Papa rientrò in Italia e pose fine alla cosiddetta cattività Avignonese durante la quale, essendo venuto meno a Spoleto il controllo dei rettori pontifici, si erano succedute sanguinose lotte e conflitti intestini fra le due fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, ed un tentativo di signoria operato da Pietro Pianciani.Già nel 1353, in previsione del rientro della curia romana, fu inviato in Italia il cardinale Albornoz per riappacificare e riportare sotto l'egida della Chiesa gli stati pontifici. Lo spagnolo Egidio di Albornoz, legato e vicario papale, attuò la riconquista del territorio attraverso la costruzione di una serie di rocche (da Roma a Ravenna) e, riconoscendo a Spoleto la sua importanza strategica sul territorio, la elesse a sede di governatorato, e vi fece erigere la più importante di tutte.Spoleto vide così modificare il suo aspetto urbanistico proprio all'apice del colle S. Elia: infatti qui si decise di costruire la rocca (iniziata nel 1362 su progetto dell'architetto eugubino Matteo Guattacapponi, meglio conosciuto come Gattaponi), con la funzione di affermare, anche visivamente, la avvenuta riconquista da parte dello stato pontificio. I secoli successivi videro il definitivo affermarsi della nuova classe dirigente nobiliare e dei capillari vincoli che venivano stringendosi fra di essa e la curia romana. Dimostrazione visibile del nuovo potere fu data dall'edificazione dei vari palazzi di famiglia che, dal XVI al XVIII secolo furono a forza inseriti nel tessuto urbanistico medievale. Con l'eliminazione di case e casupole furono creati gli spazi adatti per la costruzione degli edifici e delle piazze antistanti ad essi, che costituirono degli squarci all'interno di una struttura genericamente più chiusa. E' soprattutto agli inizi del 1600 che la cittˆ venne fatta oggetto di un tentativo di ammodernamento: infatti dal 1608 al 1617 vi resse la diocesi il cardinale Mafleo Barberini futuro papa Urbano VIII> il quale avviò numerose opere di rifacimento. Dal punto di vista politico. il XVI secolo vide un progressivo isolamento della regione: ad una profonda atrofia dell'economia cittadina. si univa un immobilismo culturale clic escluse la città dal grande dibattito che. a seguito della rivoluzione francese, infiammava invece le altre regioni d'Italia e d'Europa. V'arrivo a Spoleto nel 1798 delle truppe napoleoniche (che divisero l'Umbria in due dipartimenti: quello del Clitunno con capitale Spoleto quello del Trasimeno con capitale Perugia) scosse l'apatia degli spoletini. Nel 1809 la città fu nominata capitale del Dipartimento del Trasimeno e fu oggetto di numerosi interventi mirati ad una rianimazione del tessuto amministrativo. economico e culturale. In questo periodo di grande fermento intellettuale attecchirono le idee liberali che, nonostante la sconfitta di Napoleone e :1 ritorno del potere temporn~l' dei Papi, consentirono alla città di unirsi ai moti di liberazione nazionale che portarono nel 1860, con l'entrata a Spoleto delle truppe del generale Brignone, all'adesione al nuovo stato italiano. Due importanti episodi urbanistici caratterizzarono la città in questi anni: l'apertura della Travers. Nazionale, la nuova carrozzabile urbana che costituiva anche il nuovo percorso cittadino della via Flaminia e la creazione della stazione ferroviaria (nella parte bassa della città) con la sua naturale via di accesso alla città stessa (viale Trento e Trieste). Tutti e due gli interventi, insieme all' realizzazione dei teatri, Caio Melisso (di cui si può parlare di rifacimento) e Nuovo, si inserirono in un più vasto processo, promosso dal governo unitario, di uniformare e caratterizzare le varie città della penisola in un universalmente riconoscibile modello di efficienza e modernizzazione. Purtroppo il nuovo stato non realizzò le aspettative di Spoleto che, memore del suo glorioso passato, sperava in un riconoscimento ufficiale, quale l'istituzione della provincia. Iniziò così un lento quanto inesorabile declino, dal quale la città è stata scossa solamente in anni recenti grazie a manifestazioni quale il Festival di Spoleto (ideato ne. 1958 da Giancarlo Menotti), all'istituzione del Teatro Li?ico Sperimentale "A. Belli" ed alla fondazione del Centro Italiano di Stuili sull'Alto Medioevo. Dal punto di vista urbanistico, i nuovi interventi post-unitari consentirono lo sviluppo, soprattutto nella pianura, delle nuove unità abitative conseguenti all'incremento demografico e tracciarono una direttiva per lo sviluppo della città che ci porta fino ai nostri giorni, in cui si registra una alta densità nella periferia ed un progressivo, quanto deleterio, abbandono del centro storico.

 

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