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Spoleto
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Spoleto

Spoleto sorge lungo le pendici del colle S. Elia (453 s.l.m.) e, insieme al Monteluco che quasi la sovrasta con la sua fitta selva di lecci, chiude - a sud della regione - la valle che si apre alla sinistra del fiume TevereQuesto sito, già abitato dall'età del ferro, è stato storicamente occupato da Italici di lingua indoeuropea: di questi "Umbri" si sa ben poco, ma delle loro scarsissime testimonianze ne è ricca Spoleto, come dimostrano le imponenti mura poligonali che risalgono al V-IV secolo a.C..Fu relativamente semplice per i Romani sottomettere sia gli Umbri che gli Etruschi (popolazione stanziatasi invece sulla riva destra del fiume Tevere), i quali videro miseramente fallire i loro tentativi di difesa fino alla guerra del 295 a.C. in cui. a Sentino. furono definitivamente sconfitti.Nel 241 a.C. Spoleto divenne colonia romana con il nome di "Spoletium" e, come tutta la regione, si mantenne fedele a Roma: vent'anni dopo ebbe modo di dimostrare effettivamente la sua fedeltà in occasione della seconda guerra punica quando Annibale (secondo il racconto di Livio), vincitore sul console Flaminio nella battaglia del Trasimeno, nel 217 a.C., tent˜ di marciare su Roma. Leggenda vuole che il generale cartaginese venisse respinto proprio dagli spoletini, i quali arrestarono il cammino dei nemici gettando olio bollente dalle torri della città.L'apertura della via Flaminia nel 220 a.C., e soprattutto la successiva apertura del suo diverticolo spoletino più a sud, costituì un elemento determinante per lo sviluppo della città che, insieme agli altri agglomerati formatisi lungo di essa, si "romanizzerà" sempre di più fino a diventare un "municipium" romano: i suoi cittadini. a seguito della Lex Iulia del 90 a.C. (che concedeva la cittadinanza romana a tutti gli Italici), ebbero a tutti gli effetti il titolo di cives romani. L'imperatore Augusto, nel 27 a.C., restaurò questa strada ed essa rimane, ad oggi, il punto di riferimento di tutta la regione (il cui nome "Umbria" apparve per la prima volta proprio con Augusto che la inserì con la numerazione "Sexta" nella divisione del territorio da lui attuata).Ed è proprio come un importante centro dell'Impero Romano che ci si presenta Spoleto, anche dopo gli interventi dei secoli successivi: infatti, nonostante la accidentalità del sito, i Romani tentarono di realizzare nella cittˆ il loro schema urbanistico, creando in sistema viario ortogonale, scandito dall'incrocio del cardo e del decumano, al cui interno si costituirono le varie "insulae". Edificarono numerosi edifici pubblici e privati ancora riconoscibili lungo l'asse urbano della via Flaminia la quale, entrando in cittˆ dall'Arco di Monterone, attraverso il Foro, proseguiva per via Fonteseca, via Minervio, via Salara vecchia, e usciva dalla porta "Fuga".Commerci, cultura e non solo: anche dal punto di vista religioso l'apertura della via Flaminia risultò determinante; infatti tramite essa che si diffuse ed attecchì sul territorio, la nuova religione: il cristianesimo.Già dal IV secolo (dopo quindi l'editto dell'Imperatore Costantino del 313 d.C. che concedeva la libertà religiosa ai cristiani) si intensificano le notizie storiche che pongono il territorio spoletino come importante centro della nuova religione, come la presenza di una delle pi antiche basiliche cristiane che si conoscano, quella di S. Salvatore, sta a testimoniare.Il tramonto dell'impero Romano non decretò la fine della città ma anzi, mai come durante i secoli successivi, divenne evidente l'importanza strategica della regione e, in particolare, della città di Spoleto.Infatti, proprio qui, poco dopo il loro arrivo in Italia, si stanziarono i Longobardi i quali, con la costituzione del Ducato di Spoleto, fondato da Faroaldo nel 571, modificarono l'assetto sia politico che territoriale della regione. Alla potenza del Ducato (che nei due secoli successivi ampli˜ notevolmente i suoi confini) si oppose Perugia, ben difesa dai bizantini i quali controllavano strettamente anche il piccolo corridoio che da Roma conduceva all'Esarcato di Ravenna.Il Ducato si trovò così compresso fra Roma ed i bizantini, cosicchè spesso venne meno il contatto con il resto dei Longobardi che si erano organizzati nelle regioni settentrionali d'Italia: ci˜ paradossalmente, permise al Ducato di Spoleto di acquistare una sorta di indipendenza dal resto del regno e, comunque, di sopravvivere alla fine dello stesso, avendo istituito una politica di "do ut des" e direi quasi di osmosi con le popolazioni oriunde soprattutto nel campo linguistico e religioso (i Longobardi infatti non ostacolarono la diffusione religiosa, ma anzi in molti casi si convertirono al cristianesimo), anche se non in quello politico.Alla fine dell'VIII secolo il Ducato entrò nell'orbita della monarchia franca (divenendo, di fatto, un "feudo" dell'impero) e successivamente, eccetto qualche breve parentesi, del papato.La fine del primo millennio registra un inasprimento dei rapporti tra il Papato (che ha acquisito, a queste date, la fisionomia di un vero e proprio stato) e l'impero e, proprio in questi anni, Spoleto fu teatro di uno degli eventi più catastrofici della sua storia: infatti Federico Barbarossa, sceso in Italia per essere incoronato a Roma (celebrazione atta a ristabilire l'autorità imperiale), si fermò a riscuotere i tributi dovuti per il mantenimento dell'esercito imperiale nelle varie città che si trovavano sulla via del ritorno e Spoleto fu la prima di esse.Gli spoletini però, pagarono con moneta falsa il "fodro" giudicando troppo alto il prezzo, e vollero assalire l'esercito imperiale accampato in un paesino vicino; purtroppo furono sopraffatti ed inseguiti fin dentro le mura cittadine e, attraverso la porta Ponzianina, si realizzò l'attacco e l'assedio della città.Spoleto resistette strenuamente, ma all'alba del 27 luglio del 1155 cadde l'ultimo baluardo della difesa e la città fu barbaramente saccheggiata ed incendiata (a ricordo di ciò si legga l'iscrizione marmorea conservata nella Pinacoteca Comunale): nel 1185 l'Imperatore, in segno di pace, donò alla città una santissima icona, che viene tutt'oggi religiosamente custodita in una cappella della Cattedrale.Dopo la morte di Enrico VI (figlio del Barbarossa) la Chiesa tentò di impadronirsi dei territori del Ducato e ci riuscì nel 1198, durante il papato di Innocenzo III.Tuttavia, pur tentando di dare un nuovo assetto giurisdizionale al territorio, il Pontefice non riuscì propriamente a controllare la città (scossa dai sanguinosi scontri che contrapponevano le fazioni dei Guelfi, a favore del papato, e dei Ghibellini, a favore dell'Impero), tanto che Federico II che leggenda vuole battezzato ad Assisi, ridando vigore ai Ghibellini locali, ristabilì, seppur sommariamente, l'autorità imperiale. Comunque, alla morte dell'Imperatore, la Chiesa riuscì a riaffermare il proprio controllo sulla regione e, nel 1247, Spoleto fu definitivamente aggregata ad essa.In tale periodo di grave incertezza politica presero coscienza le nuove classi medie emergenti e si formarono le nuove strutture istituzionali comunali. La popolazione si riappropri˜ della città e ne ridefinì l'assetto urbanistico fino a farle acquisire quella che sarˆ poi la sua fisionomia altomedievale. Si riedificò la cattedrale, il palazzo vescovile e, con la realizzazione di via dell'Arringo, si creò un unicum molto scenografico nello schema stradale esistente.Questo è l'aspetto che offre a noi, oggi, Spoleto: aggrappata alle pendici del colle - delimitata da una seconda cinta urbica (molto più ampia della precedente) - ne prosegue la fisionomia in un sopraffarsi di torri, case-torri, ripide salite e stretti vicoli. Determinante per la sua struttura urbanistica fu anche la costruzione di chiese da parte degli ordini mendicanti, che si vennero a stanziare nelle aree praticamente ancora "libere", all'interno delle nuove mura cittadine.

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