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Perugia
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Arco dei gigli o dei Montesperilli

Porta Trasimena

 

 

Via della Canapina

Museo Archeologico

Delle necropoli extra-urbane, la più vasta e importante è certamente quella del Palazzone (Ponte san Giovanni) che ha restituito numerose sepolture e spesso, nel corso di lavori edili ed agricoli, continuano a venirne alla luce di nuove .Si tratta di una necropoli che si estende per un arco di tempo piuttosto ampio ma con una concentrazione soprattutto nel periodo che va dal III sec. a.C. alla romanizzazione. I reperti principali sono costituiti da urne per lo più in travertino, a forma di cassa quadrata decorata con motivi a fiori o scudi, teste di gorgone, oppure con scene mitologiche. Il coperchio è a doppio spiovente (che imita il tetto di una casa) oppure è costituito da due pelte (scudi) di profilo. Alcune urne presentano invece il ritratto del defunto e, più raramente, di una coppia. Questo tipo di urna è tipico del territorio perugino, sino alla zona del Trasimeno (da Castiglione del Lago a Chiusi le urne sono rettangolari). Quasi tutte recano un’iscrizione in alfabeto etrusco (da destra a sinistra) e, le più tarde, in latino o bilingue. Le tombe da cui provengono sono sparse per la campagna e di frequente risultano sconvolte; alcune, di varia grandezza, scavate nel tufo, sono visitabili anche se non di facile accesso.La tomba più famosa è l’ipogeo della famiglia gentilizia dei Velimna (Volumni in latino), uno dei più importanti in tutta l’Etruria in questo periodo (III sec. a.C. circa), ubicata >>> 



Perugia etrusca

Tracce di insediamenti umani, dal Paleolitico all’età del Bronzo sono state rinvenute nel territorio ma non sull’altura su cui sorge Perugia. Le testimonianze archeologiche della città iniziano con quella fase della civiltà del ferro, comune a tutta l’Etruria, che va sotto il nome di Fase Villanoviana (IX-VIII sec. a.C.). Rinvenimenti sporadici fin dal secolo scorso, spesso con scarsa nozione di contesti archeologici precisi (sepoltura o abitato), sono stati confermati da ritrovamenti più recenti e così si può oggi affermare tranquillamente che l’altura poi occupata dalla Perugia storica aveva insediamenti più o meno sparsi fin dall’Età del Ferro. Praticamente assenti sono le testimonianze relative alla fase detta orientalizzante (importantissima per il resto dell’Etrutria), che coincide sostanzialmente con il VII secolo a.C.. Questa “latitanza” può avere varie cause: a parte la casualità dei ritrovamenti, è possibile che tombe arcaiche molto vicine alla cerchia muraria siano state cancellate da costruzioni che si sono succedute continuamente nel corso dei secoli; oppure, probabilmente, Perugia - troppo lontana dai porti del Tirreno dell’Etruria marittima (in contatto commerciale con l’Oriente) e dalla Magna Grecia - non ha avuto la possibilità di svilupparsi come i centri dell’Etruria meridionale e difficilmente si è organizzata in forma urbana. Resta il fatto che non sappiamo che tipo di occupazione o che sviluppo abbia avuto Perugia in tale periodo. Questa incertezza si riflette anche nelle fonti antiche che riportano tradizioni apparentemente contrastanti sull’origine etnica di Perugia: Plinio (Naturalis Historia III, 113), Servio (Ad Aeneidem X, 201), la dicono fondata dagli Umbri Sarsinati ma in un altro passo (Ad Aen. X, 198) Servio afferma che il fondatore della città fu l’etrusco Auleste, padre (o fratello) di Ocno, fondatore di Felsina (Bologna) e Mantova. D’altra parte Stefano di Bisanzio (Etnika, s. v. Perraision) e Appiano (B.C. V 49) ci informano che Perugia fu una delle prime città della dodecapoli etrusca. Queste connotazioni di carattere alternativamente umbro o etrusco si adattano bene ad un centro dalle caratteristiche proprie delle città di frontiera come Perugia, aperta in direzione del Trasimeno e della Toscana etrusca e in posizione dominante sulla vicina valle Umbra e sulla riva destra del Tevere, fiume che marcava il confine tra Umbri ed Etruschi ma che ne permetteva anche contatti culturali e scambi commerciali. Anche il periodo arcaico (VI sec. a.C.) non è - almeno finora - molto attestato a Perugia, mentre alcune tombe principesche nel contado (San Valentino, Castel S. Mariano) hanno restituito ricchissima suppellettile di alta qualità consistente in bronzi e vasi attici a figure nere, segno di una organizzazione del territorio non ancora urbanizzato, retto su base guerriera-gentilizia. Di poco più tardo (fine VI sec. a.C., cioè fase “tardo arcaica”) è il Sarcofago dello Sperandio (Necropoli settentrionale) decorato a basso rilievo, che presenta sul lato lungo un probabile ritorno da una guerra o razzia di bestiame e prigionieri legati fra loro con funi passanti sul collo. Questo sarcofago, così come cippi e altre suppellettili rinvenuti a Perugia, sembrano - per stile e materiale usato - fabbricati in officine chiusine. Ciò dimostra la dipendenza commerciale e culturale di Perugia da Chiusi in questo periodo. I primi documenti riferibili con certezza ad un centro urbano etrusco appartengono al pieno VI secolo a.C.. Oltre alle tombe che restituiscono anche ceramica attica a figure nere, abbiamo un documento eccezionale: sul fondo esterno di una coppa di bucchero è graffito un alfabetario completo in lettere che rimandano all’alfabeto etrusco settentrionale. Ma è nel V sec. a.C. che la definizione urbana di Perugia può considerarsi finalmente raggiunta: i materiali si fanno più consistenti numericamente e qualitativamente e, in particolare nelle deposizioni funerarie, compaiono ceramiche attiche a figure rosse giunte a Perugia forse per il tramite di Vulci, mentre per altri aspetti il referente è ancora Chiusi. Nel IV sec. a.C. Perugia è una città in piena espansione economica, come testimoniano la monumentale cinta muraria e le necropoli disposte intorno ad essa, indice anche di un aumento della popolazione. Non c’è dubbio che la città assume un ruolo che prima non aveva e in conseguenza sviluppa una nuova autonomia almeno economica e commerciale. Questo fenomeno non è isolato ma riguarda tutti i centri dell’Etruria settentrionale e interna (dal bacino del Tevere alla val di Chiana: Chiusi, Orvieto, Cortona, Arezzo, ecc.), in conseguenza della contrazione del versante marittimo dell’Etruria determinato dall’espansione di Roma da un lato e dalla minaccia di potenze quali Cartagine e alcune città della Magna Grecia e Sicilia dall’altro. Proprio verso la fine del IV sec. a.C. Perugia è nominata per la prima volta nelle fonti classiche (Diodoro Siculo, Livio) per vari scontri con Roma nel 311 e 308 a.C. e per la partecipazione nel 295 a.C. (durante la III Guerra Sannitica) alla “battaglia del Sentino” che vede la sconfitta delle forze etrusche, italiche e celtiche. Ma nonostante questo e altre ribellioni, la città sembra mantenere il suo benessere economico anche nel secolo seguente, tanto che nel 216 e nel 205 a.C., aiutò Roma contro Annibale e Cartagine inviando uomini e mezzi, in particolare frumento e legname (Livio XXIII, 17,11 e XXVIII 48, 19). Dopo la distruzione di Volsinii (Orvieto) ad opera dei romani nel 264 a.C., Perugia ne assume il ruolo di centro di smistamento commerciale verso la valle tiberina. Non a caso in età ellenistica (III, II sec. a.C.) aumenta il numero delle necropoli distribuite sul territorio. Nelle urne ivi rinvenute, le formule onomastiche rivelano una forte presenza di esponenti del ceto servile e affrancati (cioè ex schiavi) come ad esempio i Cai Carcu e i Cai Cutu (Cristofani,1984, pp. 84 ss.; Feruglio, 1988, p. 2), questi ultimi probabilmente giunti a Perugia in seguito alla caduta di Orvieto. La progressiva romanizzazione di Perugia è segnata da fatti importanti quali il consolato nel 130 a.C. del perugino Perperna e l’accesso alla classe senatoriale di famiglie come quella dei Vibii (Torelli, 1981, p. 270). Dopo la “guerra sociale” 90 - 89 a.C., Perugia viene nominata municipio. Il bellum perusinum, nel 40 a.C. tra Ottaviano e Lucio Antonio (fratello di Marco Antonio), asserragliato nella città, e la strage compiuta da Ottaviano Augusto di 300 patrizi perugini (Dione Cassio, XLVIII, 14, 4) sanciscono la fine della presenza di Perugia nelle fonti letterarie. Tuttavia la città ricostruita da Augusto stesso e insignita del titolo di Augusta Perusia, continua a restituire materiali per tutta l’età imperiale e quando tra il 251 e il 253 d.C. fu imperatore l’umbro Vibio Treboniano Gallo, ebbe anche il titolo di colonia (come è scritto sulle porte). Dell’impianto urbanistico di Perugia etrusca e romana si possono fare ipotesi basandoci solo sulle porte ancora ben conservate perché scarsi sono i resti in loco. Le due porte principali, l’Arco di Augusto e la Porta Marzia, dovevano essere certamente collegate dal cardo che, risalendo da Via Ulisse Rocchi, passava per l’attuale corso Vannucci e da qui scendeva alla porta Marzia in direzione nord - sud, mentre una via trasversale - il decumanus - doveva congiungere l’Arco dei Gigli a est con la Porta Trasimena a ovest. Le due arterie s’incrociavano probabilmente nei pressi dell’attuale Duomo ove, con molta verosimiglianza, era il foro e poco più in alto l’acropoli. Altre strade formavano un reticolo ma, data la conformazione collinare, la viabilità non poteva avere un piano regolare. Dalle porte principali uscivano le strade che collegavano Perugia con le altre località dell’Etruria e dell’Umbria. I resti monumentali di età etrusca consistono soprattutto nella cinta muraria, con le porte e le necropoli extraurbane. Del centro cittadino, sempre abitato e soggetto a distruzioni e cambiamenti, è rimasto ben poco. L’unico monumento ancora integro è il Pozzo Etrusco.

 

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