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Monte Tezio - pag.2
I fossili mesozoici, i più diffusi, sono stati rinvenuti in rocce sedimentatesi durante le epoche Giurassica e Cretacica, dai 190 ai 65 milioni di anni fa. Nell’antico mare (bacino della Tetide), sul fondo del quale si andavano lentamente accumulando quei fanghi carbonatici che poi daranno origine alle rocce calcaree dei nostri Appennini, vivevano numerosissimi organismi, soprattutto invertebrati e tra questi gli Ammoniti, i cui resti costituiscono i più abbondanti macrofossili del massiccio del Tezio.Gli Ammoniti, popolarmente conosciuti come “lumache di pietra”, sono Molluschi Cefalopodi, oggi completamente estinti, la cui diffusione interessò gran parte dei mari del nostro pianeta, a partire dall’Era paleozoica. La loro evoluzione si sviluppò per oltre 250 milioni di anni e si concluse alla fine dell’Era mesozoica, circa 65 milioni di anni fa. Di tali creature, scomparse verso la fine del Cretaceo, per cause non ancora ben pienamente comprese, conosciamo direttamente solo le conchiglie che, grazie alle solide e particolari strutture calcaree, sono facilmente conservabili nel tempo, soprattutto come impronte di riempimento. Esse, inconfondibili per la struttura piano-spirale, simile ad un corno di ariete (Ammonis cornu, da cui il nome Ammoniti) e per le concamerazioni interne, si differenziava nelle varie specie sia per dimensioni che per foggia. Le numerose specie di Ammoniti rinvenute nei calcari del Tezio, appartenenti a vari generi, ci testimoniano l’esistenza di ecosistemi marini ricchi e complessi, in continua evoluzione e trasformazione. Il paesaggio vegetale del territorio che va da Perugia al massiccio di Monte Tezio è alquanto eterogeneo e ciò è imputabile sia all’azione dell’uomo, millenario utilizzatore delle risorse naturali, che alle caratteristiche geolitologiche, morfologiche e climatiche, passate e presenti, del massiccio.Il paesaggio agrario è caratterizzato, soprattutto lungo il versante occidentale ed alle quote più basse, dagli oliveti ed in misura minore dai vigneti; si possono osservare soltanto alcuni residui delle siepi, mentre spesso i coltivi sono a diretto contatto con il bosco. Anche i pascoli sono da considerarsi di origine secondaria, infatti l’intero monte, fatta eccezione per alcune aree rupicole, doveva essere interamente ricoperto da dense formazioni boschive. Gli arbusteti indicano, invece, l’abbandono recente da parte dell’uomo di terreni prima destinati all’agricoltura e e che ora vedono la vegetazione naturale riprendere il sopravvento; gli stessi boschi sono da considerarsi delle vere e proprie colture in cui l’uomo ha agito prelevando e favorendo le specie di maggiore utilità o impiantando specie prima estranee nell’area.Le principali speci arboree presenti al Monte Tezio sono il leccio, la roverella, alcune caducifoglie e le boscaglie ripariali; prati e pascoli caratterizzano invece la zona sommitale. I boschi mesofili di caducifoglie rappresentano la fisionomia dominante dei versanti Nord ed Est del Monte: si tratta soprattutto di boschi a dominanza di carpino nero trattati prevalentemente a ceduo. I boschi a dominanza di cerro sono localizzati nella parte sudorientale, nei pressi della località Romitorio; nello strato arboreo, oltre al cerro, si trovano la roverella, il sorbo comune, il leccio. Tra lo strato arbustivo ed erbaceo si rinvengono il corbezzolo, l’erica arborea e l’erica scoparia, la ginestra dei carbonai, il viburno e la robbia selvatica.Data la natura arenacea del substrato, non è rara nei boschi misti, la presenza di castagneti; la loro origine è controversa: secondo alcuni studiosi, la loro distribuzione ha subito ripetute modificazioni in seguito alle fluttuazioni climatiche delle glaciazioni. Si ha una forte espansione del castagno in epoca romana e nel Medio Evo, a testimoniare l’influenza dell’uomo nella diffusione di tale specie. Sul Monte Tezio, montagna isolata preappenninica, le zone sommitali sono limitate a piccole fasce di crinale dove l’erosione impedisce la costituzione di un manto erboso continuo come avviene in altre località dell’Appennino centrale. L’abbondanza e la composizione del popolamento faunistico di un territorio dipendono in gran parte (oltre che dalle risorse trofiche e di rifugio disponibili) dalla pressione delle attività umane (coltivazioni, uso del bosco, ...) e sulle popolazioni stesse (prelievo venatorio, ripopolamenti, ...). Per questo nel corso dei secoli alcune specie sono andate diminuendo o scomparendo dai territori originari, ovvero hanno mutato abitudini per sfuggire al contatto con l’uomo e le sue attività. Così oggi, mentre l’avifauna è facilmente osservabile con l’ausilio di un binocolo e dotandosi di una buona guida per la determinazione, per i mammiferi è più facile riconoscerne la presenza dalle tracce, che non riuscire ad osservarli direttamente.Per quanto riguarda gli Uccelli, sono diverse le specie che è possibile incontrare nei vari ambienti del Monte Tezio. In caccia sopra le praterie sommitali si possono osservare sia la poiana che il gheppio, rapaci comuni in tutto il territorio regionale. In periodo primaverile-estivo, è ormai accertata da diversi anni la presenza del biancone, grosso rapace, dalle tipiche parti inferiori quasi Migiana di Monte Tezio, in corrispondenza dell’incrocio della sterrata che sale a Castel Procopio.Oggi il Tezio è un massiccio costituito quasi esclusivamente da calcari cioè da materiali che, essendo solubili in acqua, favoriscono l’infiltrazione delle acque meteoriche nel sottosuolo con conseguente riaffioramento in superficie alle pendici del monte. 
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