| Perugia |
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| Monte
Tezio |
| Come un massiccio calcareo preso dall’Appennino umbro-marchigiano e trapiantato a fianco della valle del Tevere, il monte Tezio si erge nel bel mezzo di una serie di pianure e dolci colli, in parte ancora densamente boscati, dominando il territorio settentrionale di Perugia.Il monte Tezio (961 m) fa parte di una serie di rilievi disposti lungo l’asse Nord Ovest - Sud Est che inizia dal monte Acuto (926 m) e prosegue con il monte Civitelle (634 m). La zona del Tezio appartiene interamente al bacino idrografico del fiume Tevere, che scorre nei pressi del versante orientale del monte dove troviamo, infatti, una serie di torrenti con pendenza anche accentuata, che si gettano direttamente nel fiume.Sul lato occidentale le acque dei vari rilievi
confluiscono nel torrente Caina, il quale, proseguendo, raccoglie poi le acque dei monti che contornano il lago Trasimeno ad Est - Nord Est. Il Caina si immette quindi nel fiume Nestore, affluente di destra del Tevere, nei pressi di Pieve Caina. Gli insediamenti principali si trovano alla base dei versanti e nelle zone di fondovalle che circondano il monte, dove ormai le attività umane industriali ed agricole hanno strappato il predominio ai boschi, lasciandone qua e là strisce e lembi.Sui colli e nei punti strategici, conventi e rocche hanno assistito silenziosi nel corso dei secoli a tutte le vicende e trasformazioni del paesaggio.La sua vicinanza al capoluogo e la diversità di ambienti sia vegetali (boschi, rimboschimenti, praterie secondarie, ...) che fisici (si passa dai 200 m della piana
del Tevere a sfiorare quasi i 1000 m sulla vetta, con conseguente “continentalizzazione” degli eventi meteorologici in quota), ne fanno una interessante “palestra” a disposizione di naturalisti dilettanti o meno per ogni tipo di rilievo di
campagna. Non è agevole ricostruire la storia di questa stupenda area di territorio perugino: gli scarsissimi rinvenimenti, frutto di discontinui e frammentari interventi di esplorazione e di scavo nella zona che da Perugia costeggia dapprima Cenerente e Colle Umberto I ad Ovest per poi coinvolgere parzialmente monte Acuto a Nord ed il monte Tezio ad Est, parlano di una parziale impronta etrusca da far risalire ai sec. VII e VI a.C.,(1) e caratterizzata dalla presenza di grandi latifondi di proprietà delle ricche aristocrazie agrarie locali dell’epoca, cioè di famiglie gentilizie etrusche.(2)Fra monte Acuto e monte Tezio, recenti indagini, hanno invece dato luogo alla scoperta di numerose tracce di insediamenti umani: imponenti cinte murarie poste in senso circolare attorno alle cime dei rilievi e che dal limite settentrionale dell’area (monte Acuto) caratterizzano il territorio sino alle sue propaggini sud-orientali (monte Tezio e monte
Civitelle), fanno pensare a fortificazioni o anche a santuari, secondo consuetudini frequenti in molte località dell’Umbria pre-romana.Lo testimoniano numerose statuine in bronzo (circa 1600 bronzetti), a figura umana o animale, rinvenute(3) nell’area fra monte Acuto e monte Tezio, che conducono indietro sino al V sec. a.C. e che ci forniscono un’idea della popolazione del tempo in questi territori: sicuramente di non elevate condizioni economiche, dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, orientate ad una forma di culto di tipo agro-pastorale legato alla fertilità della terra. Questi “santuari” sono però, al tempo stesso, una struttura
difensiva e di controllo, disposti in maniera strategica lungo tutto l’asse orientale, sui rilievi dell’area, a
salvaguardia di quei confini naturali (il Tevere), da sempre linea di demarcazione tra le regioni etrusche e quelle umbre.
Uno straordinario rinvenimento nella zona di San Marco, alle pendici del Monte Malbe, nel 1822, apre un nuovo capitolo nella storia del territorio perugino settentrionale: in località Canetola, alle sorgenti del torrente Genne, viene portato alla luce un eccezionale reperto archeologico, databile fra il III ed il II secolo a.C. ed oggi universalmente noto con il nome di “cippo di Perugia”.Si tratta di una iscrizione etrusca, fra le più lunghe che si conoscano, incisa su due facce di un blocco di travertino, sbozzato in basso al fine di poter essere più facilmente conficcato nel terreno. Il documento attesta la ripartizione di proprietà terriere tra due importanti famiglie etrusche e testimonia, inequivocabilmente, la distribuzione di ampie porzioni di territorio settentrionale perugino a facoltosi clan etruschi a partire dal IV - III secolo a.C., come d’altronde confermano ulteriori rinvenimenti di tombe, urne funerarie e cippi di confine avutisi, sebbene più sporadicamente, sullo stesso territorio.È questa l’epoca contradittoria che vede da un lato l’inarrestabile espansione romana e, dall’altro la solidità economica e politica della Perugia etrusca: una saggia politica di alleanze con Roma, mise al sicuro la florida ricchezza del territorio perugino, assicurata sia dalle attività agricole nelle aree di pianura, che dallo
sfruttamento dei boschi dei territori settentrionali. La raccolta del legname rimarrà per secoli un aspetto caratteristico dell’economia del territorio, come testimonia il toponimo di Ponte Valleceppi, dovuto - sembra - all’usanza di affidare al Tevere il compito di trasportare a valle i ceppi tagliati a monte, nonché lo
sfondo rosso fiamma dell’emblema di Porta S.Angelo (due ali bianche ed un gladio, su sfondo rosso), a testimonianza dell’ingresso in città, dalle porte di quel rione, dei carriaggi dei
legnaioli. Nel corso di una escursione sul Monte Tezio, con un po’ di pazienza e di attenzione, non è difficile individuare dei fossili tra le rocce calcaree affioranti lungo i fianchi della montagna.Queste testimonianze della vita del passato rivestono un’importanza scientifica straordinaria in quanto sono in grado di aprirci degli spiragli sull’evoluzione naturale dell’intera area attraverso le varie ere geologiche, a partire da centinaia di milioni di anni fa.I fossili presenti nelle formazioni rocciose sedimentarie del massiccio di monte Tezio possono essere suddivisi fondamentalmente in micro- e macro - fossili. I primi, di piccolissime dimensioni, sono i resti di microrganismi che vissero nelle acque di antichi bacini marini in enormi quantità. I secondi, invece, sono rappresentati dai resti di invertebrati di maggiori dimensioni, per lo più di Echinodermi e di conchiglie di Molluschi, spesso ben
conservati ed individuabili senza difficoltà nella matrice rocciosa.Tutti questi organismi vissero in ambienti marini durante l’Era mesozoica e gran parte dell’Era cenozoica. |
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