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Il monte Malbe, per la sua natura essenzialmente calcarea, è parzialmente ricoperto da suoli di colore rosso, derivanti dall’alterazione chimico-fisica che gli agenti meteorici inducono sui materiali calcarei. Il calcare è infatti un sale e, come tale, è solubile in acqua; la Natura - che lavora su scale temporali di milioni di anni - agendo lungo le fratture delle rocce ne ha provocato l’erosione anche in forme peculiari e per vaste estensioni: tali fenomeni carsici si manifestano a monte Malbe sotto forma di doline (depressioni circolari più o meno accentuate del terreno). La dolina più facilmente osservabile si trova lungo uno dei percorsi poi descritti, altre tre - di notevoli dimensioni, ma meno evidenti per la copertura vegetale - si trovano in località “le Fosse”.
Osservando da lontano M. Malbe, si osserva una fitta e continua copertura boschiva (che anche in inverno rimane inalterata), in cui la specie dominante è il leccio. In passato anche il cerro ed il carpino nero erano probabilmente più rappresentati ma in seguito all’utilizzo secolare del bosco ed alle conseguenti variazioni microambientali, sono stati soppiantati da una copertura vegetale di tipo mediterraneo e relegati negli impluvi e nelle zone più fresche.La lecceta è trattata a ceduo con turni molto brevi ed è quindi ricca di specie arbustive quali il corbezzolo o “lellarone” e l’erica arborea. Fra le formazioni a macchia spiccano pochi lembi di bosco ad alto fusto, tra i quali sicuramente meritevole di una visita è quello noto con il nome di “Caccia Vecchia” nei pressi del Romitorio. Il nome richiama la pratica della tipica caccia al colombaccio, che prevede cacciatori appostati mentre i loro richiami sono collocati in alto sugli alberi. Dal bosco di “Caccia vecchia” si può sicuramente godere un affascinante panorama ... ma si consiglia una certa cautela in quanto i capanni attivi sono gelosamente custoditi, mentre quelli abbandonati sono pericolanti! Comunque è proprio grazie a questa particolare tradizione che oggi rimangono numerosi lecci secolari e altrettanto antichi corbezzoli dai suggestivi tronchi contorti.Va segnalato in località Convento dei Cappuccini un bosco di castagno, traccia di vecchie coltivazioni finalizzate alla raccolta dei frutti: ve ne sono alcuni di notevoli dimensioni, accompagnati da vecchie roveri. Il Parco del Colle della Trinità è stato invece oggetto di numerosi rimboschimenti come testimoniano le varie specie di conifere utilizzate allo scopo.Nella zona è facile e praticata la raccolta degli asparagi e dei funghi; tra quest’ultimi, i più comuni e molto apprezzati sono il porcino, l’ovulo, il cantarello (nome locale “gavitello”) e le manine (o “manciole”). Abbastanza frequente è il tartufo nero d’estate (scorzone).
L’assidua frequentazione umana in tutto il M. Malbe ha determinato nel corso dei secoli la scomparsa di numerose specie animali: in un antico documento del 1700 si riporta che per le famiglie nobili romane era costume andare a cacciare l’orso ed il cervo nel bosco della Magliana (chiunque conosce Roma sa cosa sia diventata oggi la Magliana). La situazione non doveva essere differente per le aree boscate intorno a Perugia. Pare che il lupo, oggi animale estremamente elusivo, sia stato l’ultimo dei grandi mammiferi a sparire (intorno al 1820).Attualmente il Monte ospita una fauna non particolarmente ricca e diversificata. Ma ogni escursionista attento può riconoscere le tracce di cinghiali, istrici, volpi e tassi. Molto spesso queste tre ultime specie condividono o si avvicendano nelle stesse tane, formate da reti di cunicoli e
camere sotterranee, a volte molto estese ed articolate. Un esempio di tali “complessi” di tane si può osservare presso le tre doline in località “le Fosse”.Tra gli uccelli, i più comuni sono il merlo, il pettirosso, la capinera, la ghiandaia, il gheppio e, fra i visitatori estivi, il cuculo e l’upupa. In località Podere Seradino è attivo un Centro Recupero Rapaci, fondato da Domenico Rossi; il Centro dispone di attrezzature mediche e voliere per il recupero e la cura di uccelli feriti (la maggior parte in seguito a bracconaggio o ad “incidenti” di caccia); ne fanno parte esperti veterinari e naturalisti.
Monte Malbe è chiamato anche montagna perugina: è l’altura più vicina alla città, e spesso viene scelta dai perugini per fare quattro passi all’aria aperta. Ma la bassa quota e la presenza di strade che portano fino ai punti più elevati e panoramici, in altre parole l’assenza di una vera e propria vetta raggiungibile solo a piedi, ne fanno una meta più adatta a tranquille passeggiate che a vere e proprie escursioni. Gli itinerari proposti sono quindi facili, senza notevoli dislivelli ed accessibili a tutti, e non necessitano di particolare attrezzatura se non scarpe comode e acqua da bere al seguito. I tempi di percorrenza sono puramente indicativi; le soste ovviamente non sono comprese.
Da Perugia, poco dopo San Marco, si trova un bivio in salita sulla sinistra che porta fino al Convento dei Cappuccini, dove si può lasciare l’auto. In fondo al piazzale parte un sentiero in salita che, costeggiando il muro di cinta del Convento, porta nei pressi della Villa Monte Malbe (ora ristorante).Da qui prendere la strada bianca a destra, tenere ancora la destra al primo bivio e poi sempre dritti.
Da Perugia andare in direzione Corciano e al quadrivio posto nelle immediate vicinanze della cittadina, voltare e salire a destra fino a raggiungere il Colle della Trinità da cui, con alcuni leggeri saliscendi a sinista, si arriva ad una strada asfaltata in prossimità di un piccolo campo da calcio. Una strada bianca, splendidamente panoramica, vi farà scendere fino al bivio in prossimità di Villa Monte Malbe e di qui, costeggiandone il muro di cinta, al Convento dei Cappuccini. Per tornare a Perugia scendere lungo la strada asfaltata verso San Marco oppure, per i più tecnici ed esperti, superato il bivio già segnalato nel Percorso n. 2, si trova, sempre sulla
sinistra, un sentiero che con tratti ripidi e divertenti scende verso
Cenerente. La lottizzazione di monte Malbe, con villette e casali immersi nella macchia mediterranea, andò invece incontro ad altro tipo di utenza, certamente dotato di assai maggiori possibilità economiche. Isolate nel verde delle querce e dei lecci sono anche le abitazioni che fiancheggiano le strade di Monte Pacciano e quella “dei conservoni”.
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