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Il monte Malbe sorge ad est di Perugia ed è abituale meta di passeggiate ed escursioni da parte dei perugini, che ripercorrono i sentieri segnati nel corso dei secoli da boscaioli, agricoltori, cacciatori.Varie sono le ipotesi sull’origine del nome: la più valida sembra essere quella che lo fa derivare da “mons albus” ovvero “montem album”, per il colore bianco del calcare di cui è costituito. Un’altra derivazione potrebbe essere “mal bere”, a causa della scarsità delle sorgenti.
L’estensione geografica di monte Malbe è estremamente ampia: il monte si estende infatti da Capocavallo a Ferro di Cavallo, da Corciano a San Marco, senza però essere attraversato da importanti vie di comunicazione. Questa specie di isolamento da un lato ha favorito la conservazione e dall’altro è stato motivo di attrazione per gli insediamenti religiosi, che probabilmente avviarono la prima significativa colonizzazione di queste “selve” intorno all’anno Mille.
Il convento dei Cappuccini, fondato nel 1535, svolge tuttora le sue funzioni ed è luogo di pellegrinaggi, mentre il bosco e il parco attrezzato che lo circondano, sono meta di gite. Più antico, e oggi proprietà privata, è il Romitorio di Monte Malbe detto anche Eremo di S. Salvatore in Sasso, fondato intorno all’anno Mille e che ha visto l’avvicendamento di monaci avellani e olivetani.Data la natura calcarea e boscosa della montagna, sono da segnalare due attività che sono state svolte per parecchi secoli dai piccoli e scarsi nuclei a carattere familiare che abitavano il monte e cioè la fabbricazione della calce da costruzione e la produzione del carbone di legna. Ancora oggi sono visibili le loro tracce, nonostante queste attività siano state completamente soppiantate dalle cave e dal taglio della legna, spesso praticate in modo tutt’altro che razionale. Lungo i sentieri minori è infatti possibile imbattersi in
“calcinai” ed osservare piccoli pianori di forma circolare privi o quasi di vegetazione legnosa, traccia di vecchie “carbonaie”.
Non è agevole ricostruire la storia di questa stupenda area di territorio perugino: gli scarsissimi rinvenimenti riscontrati durante gli interventi di esplorazione e di scavo nella zona che da Perugia costeggia dapprima Cenerente e Colle Umberto I ad Ovest per poi coinvolgere parzialmente monte Acuto a Nord ed il monte Tezio ad Est, parlano di una parziale impronta etrusca da far risalire ai sec. VII e VI
a.C. e caratterizzata dalla presenza di grandi latifondi di proprietà delle ricche aristocrazie agrarie locali dell’epoca, cioè di famiglie gentilizie
etrusche. Fra monte Acuto e monte Tezio, recenti indagini, hanno invece dato luogo alla scoperta di numerose tracce di insediamenti umani: imponenti cinte murarie, poste in senso circolare, attorno alle cime dei rilievi che dal limite settentrionale dell’area (monte Acuto) caratterizzano il territorio sino alle sue propaggini sud-orientali (monte Tezio e monte
Civitelle), fanno pensare a fortificazioni o anche a santuari, secondo consuetudini frequenti in molte località dell’Umbria pre-romana.Lo testimoniano numerose statuine in bronzo (circa 1600 bronzetti), a figura umana o animale, rinvenute(3) nell’area fra monte Acuto e monte Tezio, che conducono indietro sino al V sec. a.C. e che ci forniscono un’idea della popolazione del tempo in questi territori: sicuramente di non elevate condizioni economiche, dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, orientata ad una forma di culto di tipo agro-pastorale legato alla fertilità della terra. Questi “santuari” sono però, al tempo stesso, una struttura difensiva e di
controllo, disposti in maniera strategica lungo tutto l’asse orientale, sui rilievi dell’area, a salvaguardia di quei confini naturali (il Tevere), da sempre linea di demarcazione tra le regioni etrusche e quelle umbre.
Dal punto di vista geologico, il “panettone” del monte ospita in affioramento una delle formazioni geologiche più antiche dell’Umbria: il Calcare Cavernoso. Nel periodo di sedimentazione di questa formazione geologica, Triassico superiore (cioè più di 220 milioni di anni fa), si era in presenza di un mare poco profondo nel quale andavano depositandosi successioni sottilmente stratificate di gessi e calcari.Successivamente, il gesso, dissolvendosi in soluzione, ha determinato il “collasso” su se stessa di tutta la serie calcareo-gessosa, con la conseguente fratturazione di tutti gli strati calcarei. Oggi è possibile osservare questa bellissima roccia grigia in corrispondenza della grande cava alle pendici del monte, lungo la strada che collega San Marco a Cenerente, in prossimità dell’incrocio della strada che sale verso i Cappuccini. Il Calcare Cavernoso viene utilizzato come pietra da costruzione e per l’abbellimento e la “naturalizzazione” di parchi e giardini.Il monte Malbe ospita, suo malgrado, altre grandi cave: di fronte a Corciano, ad esempio, viene estratto un calcare particolarmente puro utilizzato come inerte da costruzione. Anche gli antichi conoscevano il pregio di certi materiali: il grande spazio oggi occupato da un noto supermercato, in corrispondenza dell’incrocio della salita per La Trinità, è nato come conseguenza della estrazione del travertino effettuata prima dagli etruschi e poi dai romani.Il continuo approfondimento del mare della Tetide (antico mare nel quale si sono sedimentate tutte le formazioni geologiche dell’Umbria) ed i cambiamenti di ambiente deposizionale hanno poi determinato la successiva formazione geologica: il Calcare Massiccio, che oggi ritroviamo in affioramento nei pressi della cima del monte. Nei pressi dell’abitato di Migiana di Corciano, in corrispondenza di una grande cava, non è difficile trovare frammenti di ammoniti e, nei casi più fortunati, anche il calco interno dell’intera conchiglia di tali Molluschi.Oggi il complesso di monte Malbe, dal punto di vista tettonico-strutturale cioè delle sue proprie caratteristiche di forma, dimensioni e fratturazione, non assomiglia a nessuno dei monti dell’Appennino umbro-marchigiano, monte Tezio e monte Subasio compresi. Il perché di
questa particolarità ancora non è chiaro. La differenza sostanziale risiede nel fatto che monte Malbe è di forma approssimativamente circolare, mentre tutti gli altri monti dell’Appennino hanno un rapporto fra lunghezza e larghezza decisamente a favore della
prima.
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