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Perugia
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La Fontana Maggiore

La Fontana Maggiore non è solamente il monumento più noto della città di Perugia ed uno degli esempi più significativi della cultura gotica italiana, ma è anche la completa espressione di una società all’apice del suo sviluppo. Essa infatti interpreta pienamente le nuove esigenze sociali politiche ed economiche della comunità perugina, dimostrandone anche le conquiste artistiche e culturali raggiunte.L’idea primigenia della fontana è liturgica, quale derivazione dalla vasca battesimale romana, mentre la struttura architettonica rispecchia lo stile benedettino. Nel XIII secolo, con la nascita del libero Comune, si assiste a un notevole aumento demografico e a un incremento delle attività artigianali e commerciali. In questo periodo lo spazio urbano si va riorganizzando, il centro cittadino è infatti un cantiere aperto, e la fontana, sorta al sommo della Platea comunis (Piazza del Comune), rappresenta il simbolo del duplice potere politico e religioso. La fontana è costituita da tre vasche concentriche sovrapposte: il bacino esterno raccoglie l’acqua versata da dodici protomi (teste di animali) in bronzo; la vasca minore è sorretta da colonne, mentre un pilastro dodecagonale si inserisce nella parte bronzea superiore.Al sommo una colonna sostiene l’ampia tazza dove era immerso, fino all’altezza delle ginocchia circa, il gruppo delle tre ninfe (o “portatrici d’acqua”), attualmente conservato presso la Galleria Nazionale dell’Umbria. L’acqua, versata dal vaso che le fanciulle sorreggono con una mano, scivolava così sulle parti bronzee e si tratteneva su quelle marmoree scendendo dal bacino superiore a quello inferiore.Singolare è il rapporto geometrico che intercorre tra le due vasche di marmo, tanto che gli studiosi hanno ipotizzato che qualche lato del bacino inferiore possa essere stato aggiunto o tolto nel corso dei secoli.Al poligono dodecagonale della vasca minore corrisponde quello inferiore composto da venticinque lati. Questo rapporto irrazionale tra le due vasche accresce la mobilità stessa della fontana, libera da ogni lato pur presentando una forma geometrica piramidale.I materiali usati per la realizzazione dell’opera sono il marmo bianco e la pietra rosa di Assisi, tipici dei monumenti romanici umbri che, con i loro colori, creano un ritmo movimentato e giocondo. La rappresentazione plastica della fontana, ideata contemporaneamente all’invenzione architettonica, è strettamente collegata ad essa. Il bacino inferiore è composto da cinquanta riquadri figurati suddivisi in tre capitoli e pausati da alcune immagini simboliche.Il simbolismo della forma architettonica è molto profondo, così come sorprendente è il programma iconografico.I primi sette dittici sono suddivisi in quattordici episodi che, oltre ad essere curiosi e divertenti, sono presentati con un linguaggio accessibile ad un vasto pubblico e sottostanno ad un preciso rigore logico, orientato pienamente nel repertorio culturale del tempo.Entrano a far parte delle scene, eseguite con mirabile maestria, elementi paesistici come gli alberi, le pietre e le rocce.La novità nell’esecuzione consiste nella rapidità di movimento e nella spontaneità con cui questi elementi sono stati realizzati.All’inizio del ciclo troviamo Adamo ed Eva, coloro i quali danno inizio alla storia umana, solitamente presenti tra le rappresentazioni plastiche e pittoriche più antiche e che, in questo contesto, presuppongono tutte le altre figure del bacino inferiore.In questi primi sette dittici riscontriamo la fusione tra la storia romana e quella ebraica (David e Golia, Romolo e Remo sono infatti vicini).Anche gli animali fanno parte della cultura del Medioevo, simboli di potenze cattive o buone. Nella fontana vengono infatti raffigurate le favole esopiche del lupo e della gru e del lupo e dell’agnello.Nella prima scena viene rappresentato un lupo morente a causa di un osso conficcatoglisi nella gola; una gru lo salva e diventa a sua volta un prelibato boccone per il lupo. Nella seconda scena vi è un agnello che si sta dissetando sulle rive di un fiume; poco lontano un lupo lo provoca cercando in questo modo un pretesto per divorarlo.L’insegnamento morale che si trae da questi due aneddoti è lo stesso: il debole viene sempre sconfitto dal più forte.La raffigurazione di queste favole può essere anche messa in stretta connessione con quelle degli affreschi della vicina Sala dei Notari.La rappresentazione del ciclo dei mesi, che segue, si ritrova in tante opere medievali; in questo particolare contesto l’ambito del sacro e del profano sono intimamente connessi.La loro raffigurazione ricorre attorno ai portali ed all’esterno delle chiese romaniche, come testimonianza della buona condotta dell’essere umano che può elevarsi a Dio.Non a caso il viaggio espiatorio dell’uomo e della donna si compie in dodici mesi ed è scandito dalle ventiquattro ore del giorno.Le formelle raffiguranti i mesi sono contraddistinte a volte dalla parola “uxor” (moglie) ed a volte dalla parola “socius” o “sotius” (interpretato come marito).I dittici rappresentano il lavoro stagionale nei campi, evidenziando gli ammaestramenti che Virgilio aveva già espresso nelle “Georgiche”, ed ogni mese viene contrassegnato con un segno astrale.Questa raffigurazione è tra le rappresentazioni più vive ed innovatrici anche dal punto di vista formale.Secondo il professor Franco Ivan Nucciarelli il modello antico per la formella raffigurante il mese di dicembre è un bassorilievo posizionato sulla facciata della Basilica di San Marco a Venezia, risalente al III secolo a.C.: un Ercole nudo che porta sulle spalle la pelle del leone Nemeo. Ciò sta a dimostrare che vi furono legami concreti tra Perugia e la città lagunare (del resto anche lo stesso maestro d’idraulica, Boninsegna, proveniva da Venezia).A questo punto si incontrano due formelle, realizzate da Nicola Pisano, rappresentanti rispettivamente le figure del leone e del grifo, simboli araldici della città di Perugia; un altro dittico, invece, ritrae le figure di due aquile.Il leone può avere diversi significati: nel periodo medievale ad esempio, quando assume valenza positiva, rappresenta il partito guelfo, la Chiesa romana o Cristo; nella sua accezione negativa, invece, è simbolo di forza, violenza, crudeltà.Il grifo, figura mitologica, metà aquila e metà leone, è simbolo dell’unione tra cielo e terra.Le aquile, invece, compaiono spesso nei pulpiti e, oltre ad essere il simbolo dell’Evangelista Giovanni, rappresentano l’illuminazione celeste o del Redentore.Fa parte del primo bacino anche la raffigurazione delle Arti liberali, cioè il sapere umano tramite il quale l’uomo si eleva a Dio.Le Arti raffigurate sono quelle del Trivio e del Quadrivio più la Filosofia che, rispetto alle altre, assume un’importanza particolare.                 

 

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