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Perugia
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Arco Etrusco

Tempio

Il Tempio

>>> Sul pavimento sono presenti diverse lastre tombali con stemmi: si tratta per lo più di corporazioni artigiane (fabbri, vasai, muratori, cuoiari, falegnami e chiodari) che, come abbiamo già ricordato, avevano sede nel Rione di S. Angelo.Iniziando la visita da destra rispetto all’ingresso troviamo: un grande affresco con i Santi Veronica, Lorenzo ed Agata, opera di un pittore locale del XIV secolo. La Veronica è facilmente riconoscibile perché sostiene un drappo con un gigantesco volto di Cristo, secondo un’iconografia abbastanza comune nel medioevo. Proseguendo si incontra il Battistero, che ha trovato posto in una cappella trecentesca: lo compongono un fonte battesimale disegnato da Arnolfo Bizzarri e una graziosa statuetta in marmo rappresentante il Battista, opera di Benedetto d’Amore. Sulla parete è visibile un affresco quattrocentesco con l’immagine della Madonna e Bambino; sotto, un altro dipinto raffigura i Santi Domenico, Lorenzo e Giacomo Minore.La cappella che rimane aperta, sul lato destro del tempio, è detta “cappella del Crocifisso” e aveva anticamente funzione di abside. Durante lavori di restauro si è notato come la copertura era stata resa più leggera mediante l’inserzione nella gettata cementizia di tubi fittili cavi. Originariamente era decorata con affreschi del ’400, di scuola perugina, cancellati per fare spazio ad una decorazione di gusto neoclassico del 1802. Rimane solo un’immagine della Madonna delle Grazie del XVI secolo. Il pavimento della cappella è, nella parte centrale, di fabbrica derutese del ’600. Durante il XVIII secolo, in questa cappella erano state raccolte molte reliquie di martiri, provenienti dalle catacombe romane, e vari strumenti di martirio.Nell’ambiente diametralmente opposto al portone d’ingresso, è una statua dell’Arcangelo Michele, opera di Benedetto D’Amore. Compiendo un altro quarto di giro si giunge ad un piedistallo in marmo databile all’età di Marco Aurelio, recante un’iscrizione in onore di Caio Vibio Gallo Proculeiano, della tribù Tromentina. Questo piedistallo anticamente reggeva la statua del personaggio menzionato, mentre oggi vi è venerata La Madonna del Verde: un affresco di pittore umbro-romano, staccato e applicato su tela. L’affresco proviene da una colonna della cattedrale di San Lorenzo, dove è rimasto fino al XVIII secolo. Il colore della veste e dello sfondo ha naturalmente dato il nome all’opera. Tutt’intorno stanno stemmi e lapidi di tombe e una epigrafe che ricorda l’indulgenza concessa da Bonifacio VIII. All’esterno è visibile il campanile, del XVIII secolo.Nel muro che delimita il piazzale di Sant’Angelo sono incastrati stemmi e frammenti architettonici appartenenti al tempio e rinvenuti durante i lavori di restauro del 1948. Scendendo la scaletta tra due muri che parte dal lato sinistro del piazzale erboso si arriva al grande Cassero di Porta Sant’Angelo. Sul muro che chiude sulla destra la scala, è incassata una lapide funeraria romana con iscrizione latina.



Corso Garibaldi e porta Sant'Angelo -pag.2

L’opera ha richiamato l’attenzione degli storici dell’arte e dei critici in quanto è stata proposta la sua attribuzione a Raffaello. Al di là dell’attendibilità di questa attribuzione è certo che si tratta di un’opera molto valida e ben eseguita. La maestria dell’esecutore è riconoscibile soprattutto nella cura dei volti dei personaggi e nella scena paesaggistica alle spalle delle figure. L’opera è dunque riferibile con certezza alla scuola del Perugino*. Tutti gli affreschi sono tagliati ad una certa altezza dal piano di calpestio del pavimento del locale che, evidentemente, in tempi passati era più basso. Importante insediamento agostiniano, è sorta tra il 1256 e il 1260. L’originaria struttura gotica con cui la chiesa era stata progettata è visibile nella parte inferiore della facciata, che presenta, nella parte bassa, un rivestimento marmoreo bianco e rosa a disegno geometrico e un portale gemino. L’interno, ricostruito tra la fine del ’700 e i primi anni dell’’800, è ad unica navata e a croce latina. Gli ultimi lavori di restauro vi hanno reinserito alcune cappelle gotiche e rinascimentali che il rifacimento tardo-settecentesco aveva soppresso.Procedendo in ordine, a destra la prima cappella è quella intitolata al Santo Sacramento, in stile rinascimentale, costruita da Francesco di Guido di Virio da Settignano (XVI). L’affresco centrale, attribuito a Giannicola di Paolo da Perugia (1460-1544), raffigura la Madonna delle Grazie. La seconda cappella a destra, dove si trova l’organo da concerto, ospita due tele cinquecentesche eseguite da Arrigo Van den Broek, detto il Fiammingo, mentre era ospite dei Padri Agostiniani a Perugia. Vi sono raffigurati il Martirio di Santa Caterina (1560) e La presentazione di Sant’Andrea (1580). A sinistra, il primo altare è sormontato da un grande affresco, della fine del ’300, opera di Pellino di Vannuccio da Perugia. Raffigura il ciclo cristologico: Natività, Adorazione dei Magi, Crocifissione e Santi. La seconda cappella, sempre in stile gotico, conserva un affresco di autore ignoto datato al 1466. Raffigura la Madonna in trono con ai lati S. Giuseppe e S. Girolamo. Segue, sempre sul lato sinistro della chiesa, una cappella rinascimentale, già “Cappella Danzetta”, dedicata a S. Rita da Cascia, agostiniana. La tela centrale e la lunetta sovrastante sono opera di Bissietta (1974). Gli affreschi delle pareti, lunette e soffitto, attribuiti a Giambattista Lombardelli (1536-1592), raffigurano i quattro evangelisti ed episodi della vita di S. Lucia. L’altare maggiore, costruito in marmi pregiati, è opera di Sebastiano Ricci da S. Ippolito (fine ’700). L’altare sulla destra di quello maggiore, in marmi e stucchi policromi, è ornato da una tela opera di Diego Donati (1968); le due statuette nelle nicchie laterali, raffiguranti Sant’Agostino e Santa Monica, sono opera di un ignoto scultore di Foligno (1662).Nell’abside sono notevoli il coro e il leggio centrale (eseguiti nel corso della prima metà del ’500), disegnati da Pietro Vannucci e intagliati da Baccio d’Agnolo, fiorentino, e una statua lignea policroma della seconda metà del XVI secolo. Nella chiesa si conservava il polittico di Sant’Agostino (1512-1523) del Perugino, poi smembrato ed ora parzialmente riassemblato nellla Galleria Nazionale dell’Umbria. I quattro medaglioni conservati nel transetto ai lati dell’abside e raffiguranti gli evangelisti, sono opera di un allievo del Perugino. Continuando il giro sulla destra dell’altare maggiore, si trova la “Cappella del Crocifisso”. L’altare è in scagliola e marmi policromi, opera settecentesca di Stefano Cansacchi. Il “Crocifisso” sulla parete è attribuito ad un ignoto artigiano del ’600, mentre l’affresco di scuola giottesca (seconda metà del ’300) rappresenta il Compianto su Cristo deposto dalla croce. Completano la decorazione della cappella due tele: S. Michele Arcangelo, Santi e Angeli e S. Agostino fra gli angeli, entrambe opere di autori ignoti umbri del ’600 e del ’700. La chiesa conserva anche alcuni monumenti sepolcrali della famiglia Antinori (parete destra) e della famiglia Bracceschi (parete di sinistra). La costruzione è completata da un campanile ottagonale visibile solo dai chiostri dell’ex convento di Sant’Agostino (attuale Distretto Militare). Si sa con certezza che tra il 1256 e il 1260 gli Agostiniani si stabilirono nel rione di Porta Sant’Angelo. Da allora i frati furono sempre attivamente presenti nelle manifestazioni popolari cittadine, soprattutto per quanto riguarda questo quartiere.L’impianto planimetrico attuale, con i due chiostri, è opera del 1450 anche se più volte ampliato e restaurato nel corso di cinque secoli. Il grande ambiente del Refettorio d’estate, oggi refettorio dei soldati, è stato completato nel 1577 con la costruzione di una volta. Al centro di essa, verso la fine del ’500, venne realizzato un affresco, ancora conservato, raffigurante i “Santi Eremiti S. Paolo e S. Antonio che discutono e il corvo che somministra loro il pane”. Intorno al 1600, nelle lunette del primo chiostro furono dipinte le gesta di S. Agostino e S. Nicola da Tolentino, oggi scomparse. La spesa per quest’opera fu sostenuta da alcuni padri e dalle “famiglie sepulcrarie”, le cui tombe erano nella chiesa: infatti Sant’Agostino fu definita dagli storici antichi una chiesa cimiteriale. Il convento era anche munito di una grande biblioteca, la cui esistenza è citata in diversi manoscritti ed è provata da una lapide con iscrizione in latino che la menziona. La lapide, rinvenuta in un magazzino dell’edificio, è oggi esposta in un locale della Caserma. Nel 1780 fu aggiunto un nuovo braccio sulla parte destra della chiesa e il porticato di ordine dorico su disegno di Casimiro Fagioli. Il complesso ospita oggi la caserma Militare “Braccio Fortebraccio” e il distretto militare; ma il rapporto del convento con soldati e ordini militari è di lunga tradizione: la prima presenza di militari acquartierati è documentata già nell’anno 1527. Di nuovo nel 1541, durante la Guerra del Sale ospitò i soldati di Papa Paolo III. Ancora soldati passarono nelle sue sale durante le due soppressioni (del 1810 e 1860). Da quest’ultima data è sempre stato sede di stanza per reparti operativi militari; mentre dalla fine del secondo conflitto mondiale la caserma è rimasta sede del Distretto Militare. Trattandosi di zona militare, non è consentita la visita a civili in nessuna area del convento. L’intero isolato, fino al numero civico 104, è appartenuto al Collegio della Mercanzia, una tra le maggiori corporazioni del comune perugino; sulla facciata, in alto, è ancora visibile il simbolo scolpito su pietra: il grifo che regge con gli artigli una balla.Il portone d’ingresso è ornato da blocchi di travertino (1570); entrando dal portone principale si giunge in una grande sala a tre navate, divise da dieci robuste colonne. Nella sala non rimane alcuna traccia di affreschi, che sono invece visibili in altre zone del complesso. Il resto della costruzione, molto vasta e disposta su più piani, presenta camere, sale, corridoi collegati tra loro da rampe di scale. L’Ospedale della Mercanzia esisteva in questa zona già negli anni ’70 del ’200. Nel tempo é stato oggetto di varie ristrutturazioni. Era adibito ad ospedale per i poveri: la porta si apriva sull’ampia sala in cui erano disposti i letti. Successivamente, fino a tempi recenti (1991), l’edificio è stato utilizzato come dormitorio pubblico, vi si dava asilo per tre sere ai poveri, escludendo le donne. Per la visita ci si deve rivolgere presso il Nobile Collegio della Mercanzia, in Corso Vannucci.Uscendo dalla sala principale, accanto alla porta d’ingresso, è visibile un’edicola coperta da una lastra di vetro, con l’immagine molto sbiadita di una Madonna (1805). Il complesso era munito di una piccola chiesa coperta da una volta dipinta ad arabeschi. Le pareti erano ornate da dieci dipinti con le gesta di S. Egidio (1793). Appena sopra, al numero civico 104, si trovava la Chiesa di San Cristoforo, esistente già dagli anni ’70 del ’200. Le cronache cittadine, a proposito di questa piccola chiesa, ricordano che, per ampliarla, nel 1488 fu acquistata una casa adiacente e che la popolazione contribuì alla spesa donando la somma di 25 fiorini. Nel corso della sua storia è stata più volte restaurata e infine soppressa. La piccola chiesa aveva una copertura di travi ed archi ed era ornata con stucchi nei tre altari (viene ricordata una tela rappresentante il Santo titolare). Oggi la chiesa è riconoscibile solo nella facciata in conci di pietra, con copertura a capanna e baldacchino sul portone. L’interno è completamente spoglio ed ospita uno studio fotografico. Non lontano c’erano i resti di un’antica porta della città, detta di S. Cristoforo, in seguito Subito dopo la chiesa di San Cristoforo, sempre sulla sinistra, si può imboccare via della Pietra, e raggiungere l’ex monastero di San Benedetto Nuovo, delle monache Silvestrine, oggi occupato dagli Uffici dell’ADISU.

 

 

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© Edizioni Era Nuova 2001